La truffa del falso vino doc. Caccia a 23 milioni di bottiglie

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La truffa del falso vino doc. Caccia a 23 milioni di bottiglie
La Finanza ritira dagli scaffali il prodotto contraffatto. Caos vendemmia. L’allarme dei viticoltori: con la cantina di Broni sotto sequestro, fermo lo stoccaggio dell’uva

[Articolo di Ermanno Bidone milano.corriere.it]
Un quinto del vino sequestrato lo scorso 22 luglio, a marchio Doc e Docg, sarà rimesso sul mercato. Ma nei prossimi giorni partirà la «caccia» all’Igt-Igp: si tratta del vino dell’annata 2014 già venduto a grossisti e supermercati. Lo ha disposto ieri il Tribunale del riesame, che ha accolto la richiesta del pm Paolo Mazza, della Procura di Pavia, nell’ambito dell’inchiesta sulla frode del vino con al centro la Cantina Terre d’Oltrepò, la più grande coop vinicola lombarda che pigia ogni anno mezzo milione di quintali di uva.

Certificazioni false
Una parte degli oltre 17 milioni di litri (sufficienti per riempire 23 milioni di bottiglie) sequestrati nelle sedi di Broni e Casteggio potrà essere rimessa in vendita. Ma le indagini di Guardia di finanza, Forestale e Ispettorato anti frodi non si fermano: anche se non ci sono pericoli per la salute dei consumatori, rimane la gigantesca truffa commerciale, con la cantina sociale che falsificava le certificazioni di qualità e origine del vino prodotto. Inoltre al vaglio degli inquirenti ci sono anche le posizioni di 250 agricoltori che avrebbero tratto vantaggio da questa frode.
Un’inchiesta in corso mentre si affilano le forbici per la vendemmia. E, nonostante il dissequestro parziale, tra i 900 viticoltori soci della cantina c’è preoccupazione: «Che sia stato “liberato” il vino doc cambia poco, ormai il danno d’immagine è fatto. Perciò il Cda dovrebbe dimettersi», osserva Emilio Bosini, socio storico della cantina. Una richiesta avanzata anche da Provincia di Pavia e da Camera di commercio. Ma, invece delle dimissioni, sono state cooptate nel Cda due figure di garanzia: il presidente lombardo di Coldiretti, Ettore Prandini, e presidente di Confcooperative Lombardia, Maurizio Ottolini.

«Con il fiato sospeso»
«Il problema della vendemmia non c’è, perché negli impianti c’è capienza sufficiente per stoccare l’uva», spiega il presidente di Terre d’Oltrepò, Pierluigi Casella, indagato assieme ad altri nove amministratori della passata gestione.
Ma la vicenda sta tenendo col fiato sospeso l’intero territorio: l’altra sera quaranta sindaci da Casteggio a Stradella si sono trovati per discutere della bufera che sta travolgendo l’Oltrepò. Sul tavolo anche la scommessa della rinascita del polo vinicolo «La Versa», l’università del vino Riccagioia finita in liquidazione e il ruolo del Distretto del vino di qualità, che ha raccolto le aziende di filiera fuoriuscite dal Consorzio dei vini la scorsa primavera.
Ieri mattina proprio dal Consorzio è arrivata la promessa di una riforma: «Alla fine di queste vicende l’Oltrepò non sarà più lo stesso: siamo all’anno zero – spiega il neo presidente Michele Rossetti -. Per fondare una nuova denominazione allargheremo i lavori del Cda alle associazioni agricole, al Distretto e a tutti gli attori della filiera. Rivedremo i disciplinari di produzione e cercheremo nuovi modelli d’impresa. Anche se nel nostro territorio le migliori bollicine d’Italia devono coesistere con il bonarda da pochi euro».